Intervista a Isabel Del Greco

received_162562361219761Incuriosite dal suo romanzo “Rouge, il fuoco sulle labbra”, che abbiamo anche recensito proprio sul nostro blog, abbiamo pensato di conoscere meglio, Isabel Del Greco, misteriosa autrice che di sé dice: “Sono un classico esempio di fuga dei cervelli. Mi sono portata dietro anche le tette, hai visto mai.”

Ciao Isabel,

Grazie per essere qui con noi oggi.

Siamo davvero curiose di conoscerti…

  • Isabel, se tu fossi un colore, quale saresti? Perché? Con quali sfumature?

Ciao, e grazie di cuore per questo spazio di conoscenza reciproca.

Credo che se fossi un colore sarei il blu, perché ha sfumature che riflettono molti frammenti del mio puzzle emotivo. Il blu può farsi chiaro, rasserenante come il cielo azzurro, o inquietante come quell’oscurità notturna che sfuma nel nero. Può anche virare verso il violetto, che è posh e sbarazzino come mi piace essere a volte.

  • Gusto di gelato preferito?

Il mio problema è che mi piacciono tutti, i maledetti gusti di gelato. Devo fare allenamenti da Legione Straniera per evitare di trasformarmi in una mongolfiera. Se però devo sceglierne uno solo (che crudeltà!) dico fior di latte, quello morbido con latte di alpeggio.

  • Cosa ti fa arrabbiare?

Non ci vuole molto a farmi arrabbiare, chi mi conosce dice che devo essere la reincarnazione di qualche spartano particolarmente incazzoso morto alle Termopili. Però in cima alla lista ci sono tutte le forme di intolleranza. La censura è una di queste, la xenofobia un’altra. Ogni forma di chiusura verso la diversità, verso ciò che è altro da noi, mi fa incazzare. Peggio, mi amareggia.

  • Cosa, Invece, ti disarma?

Le scuse sincere, sentite, di chi sa dirti “ho sbagliato” senza sembrare condiscendente o ridicolo. Credo non vi sia al mondo arma più affilata.

  • Che musica ascolti?

Mi piace molto la British Invasion, gli anni ’80 e quella loro spensieratezza di un mondo che pensava “andrà tutto bene.” Ho molta nostalgia di quegli anni animati da un eroismo ingenuo, e della loro musica. Se poi devo dire dei nomi, dico U2, Springsteen, Queen e The Police. Con questo quartetto potete lasciarmi su un’isola deserta.

  • Sei più terra fuoco aria o acqua?

Più fuoco di Cecco Angiolieri o della fiatella dei draghi di Danaerys.

  • E il libro che porti nel cuore?

“Soffocare” di Chuck Palanhiuk. Mi commuove tutte le volte.

  • La stagione che ti piace di più?

Più che una stagione, ci sono dei frammenti di ogni stagione. L’attesa del Natale, con le auto impolverate di bianco e le città che si fanno belle; il primo respiro di primavera; la gioiosa esuberanza dell’estate; i colori crepuscolari dell’autunno.

  • Il tuo motto è…

Chi è senza peccato non sa cosa si perde.

  • Qual è la prima domanda che fai a una persona per conoscerla meglio?

In quale città vorresti vivere?

  • Ecco, ci dai la tua risposta…

Siccome sono bipolare, te ne dico due che non c’entrano nulla tra loro.

Manhattan, nel cuore pulsante di New York, e la città vecchia di Chania, sull’isola di Creta. Sono convinta che i miei ultimi anni saranno lì. Lì dove? Non ho ancora deciso…

  • Che rapporto hai con te stesso/a?

Sono l’unica persona che mi sopporta.

  • Ti piace l’arte? Se sì, qual è la tua opera preferita?

Sì, mi piace anche se non la capisco. Non ho conoscenze che mi aiutino a discernere, quindi ho un rapporto viscerale con alcune opere. La rabbia scarabocchiata di Pollock, l’arroganza di Warhol, ma anche il blu misterioso di Van Gogh e le impressioni di Monet.

  • Il personaggio delle fiabe a cui ti piacerebbe assomigliare?

Direi che somiglio alla Sirenetta, perché scelgo la mia casa seguendo chi amo.

Per conoscerti come autore:

  • Com’è nata la passione per la scrittura?

Non so nemmeno se definirla una passione. Ho iniziato a scrivere da bambina e non ho mai smesso. A circa otto anni creai un quadernino con alcuni racconti, ne feci delle copie e obbligai i miei vicini di casa a comprarlo. Ero già in self publishing…

  • Quali libri hai pubblicato?

Uno solo, “Rouge – il fuoco sulle labbra”

  • Quanti giacciono inediti nel cassetto?

Uno è un quasi edito, è programmato per uscire ad aprile con Eroscultura edizioni. Si intitola “White Lies” ed è quello che può definirsi uno spin-off di Rouge. Segue uno dei personaggi secondari del primo romanzo, esplorando la sua evoluzione personale di donna e di essere umano.

Un altro è una sorta di Urban Fantasy, in realtà è il primo che ho scritto, ma dovrei lavorarci molto per poterlo rendere pubblicabile. Non l’ho abbandonato, però, e prima o poi lo lascerò nascere.

Al momento sto lavorando a quello che mi piace definire un thriller esistenziale, che però uscirà col mio vero nome.

Se hai pensato che Isabel Del Greco fosse un nome troppo figo per essere vero, non ti eri sbagliata…

  • Editoria o self? Perché?

Parlo solo per me, in merito alla mia scelta. Non ho alcuna opinione, né positiva né negativa, di chi pubblica in self. Io però, al momento, non intendo prendere in considerazione il self publishing. Non ne faccio una questione di editing o promozione, perché ci sono autori self che sono meglio editati, e più visibili, di alcuni autori di case editrici minori. Ne faccio un discorso, a me caro, di confronto con l’altro.

Come faccio a sapere di aver scritto qualcosa di buono? Perché lo pubblico per conto mio e riesco a muovermi talmente bene su Facebook, Instagram, blog e altro, da farmi leggere?

Per me non è un banco di prova attendibile. Io ho bisogno che qualcuno che riceve cento libri al giorno mi dica “voglio pubblicare il tuo.”

Ovviamente vale solo per le case Free. Detesto l’editoria a pagamento e il vanity press in generale.

Ricevere la chiamata di un editore che aveva letto il mio libro e aveva deciso di pubblicarlo a sue spese mi ha regalato una emozione che in self non avrei mai provato.

  • Ti dedichi solo a un  genere oppure spazi in più ambiti?

I miei primi due libri, “Rouge” e “White Lies”, sono due romanzi erotici. Il terzo non lo sarà. Il sesso è una parte della vita, merita di essere vissuto, esplorato, descritto, anche con dovizia di particolari. Il sesso, però, non è la vita, e desidero scrivere anche di altro.

  • Quale, in ogni caso, coinvolge maggiormente la tua creatività? Perchè?

Ho cominciato con l’erotismo perché mi hanno insegnato che devi scrivere di ciò che ami e conosci bene. Oddio, con questa risposta fioccheranno le proposte sulla pagina facebook…

Però mi piace il brivido del thriller, e amo l’adrenalina di certi action alla “Bourne Identity”.

Posso dirti quale mi ispira poco. Il romanzo rosa classico non amo leggerlo e non ne scriverei mai uno. Perché? Difficile da spiegare, ma ogni volta che ne ho preso in mano uno sapevo, dopo le prime dieci pagine, come sarebbe finito, e in mezzo non vi ho trovato nulla di emozionante.

  • Quale personaggio dei tuoi libri ti somiglia di più?

Rouge, la protagonista del primo romanzo. Una donna colta, determinata e con una sfumatura di arroganza. È una donna vendicativa che sa essere spietata, ma anche con se stessa. Questo le dona una intrinseca sincerità. Rouge è una donna infedele, ma  non bugiarda e nemmeno sleale. Un paradosso che  riconosco anche in me. Nel romanzo, la protagonista tradisce spesso, ma non mente mai.

  • La soddisfazione più grande come autore raggiunta fino a questo punto?

Soprattutto i rapporti umani intessuti attraverso la scrittura, essere dentro un mondo variegato e interessante, mescolare le idee, lasciarle scontrare e vedere cosa succede. Penso di volermi togliere ancora molte soddisfazioni prima di appendere la penna al chiodo.

  • La frustrazione, invece?

Devo essere sincera? Nessuna. Non ho pubblicato Rouge per vendere copie e diventare ricca, ma per mettermi alla prova e capire se questa cosa della scrittrice io fossi o meno in grado di farla. È stata ed è tuttora una sfida  con me stessa innanzitutto. Comincerò a preoccuparmi di vendite e seguito tra qualche anno, quando come livello tecnico e di capacità narrative sarò arrivata dove voglio. Per ora imparo, conosco, e creo rapporti con persone splendide che mi stanno aiutando a crescere come autrice e come persona.

Ecco, dopo questa splendida lezioncina sul fare le cose per se stessi, una piccola frustrazione mi è venuta in mente. Di recente una blogger mi ha contattata per chiedermi se mi facesse piacere ricevere una recensione sul mio romanzo. Come sempre in questi casi, rispondo entusiasta, ma faccio anche presente che si tratta di un erotico piuttosto esplicito. A quel punto, con molte, cordiali scuse, ha battuto in ritirata.

E io che pensavo di vivere nel Ventunesimo Secolo…

  • Il Desiderio che esprimi come scrittore quando vedi una stella cadente?

Se la stella è bella grossa e luminosa, allora dico un film tratto da un mio libro. Saprei anche già quale libro…

  • Quali progetti futuri stai covando?

La mia priorità è ultimare il romanzo a cui sto lavorando e proporlo a una casa editrice per la quale un libro del genere abbia senso. Poi vorrei rimettere in sesto il mio bellissimo e un po’ zoppicante primogenito, perché non si abbandonano mai i propri figli, anche se nessun altro se li fila. In fondo, ogni scarrafone è bello a mamma soja, no? Se dovessi riuscirvi, sarebbe l’inizio di una trilogia, e anche quella sarebbe un’esperienza nuova.

  • Scrivere è…

Raccogliere frammenti frantumati di sé e ricomporli in una forma nuova. In un certo senso, è come l’arte giapponese del Kintsugi. In questa particolare forma di restauro, gli oggetti rotti vengono impreziositi da inserti d’oro lungo le linee di frattura. È un modo di dire che è proprio dove ci siamo infranti, che diventiamo preziosi. Mi piace molto, e la scrittura per me è questo. Versare oro dove mi sono infranta.

  • Dove scrivi di solito? In quale ora della giornata?

Con i miei orari, ovunque e dovunque, altrimenti, se aspetto di arrivare nel mio luogo sicuro, chi scrive più? Se posso scegliere, la notte, nel mio studio, guardando l’oscurità del bosco sul retro di casa mia.

Se il sonno della ragione genera mostri, sono proprio quei mostri che voglio infilare nelle mie storie.

  • Segui uno schema nel tuo processo creativo oppure lasci che si dispieghi da sé?

Non direi che seguo uno schema. Ogni libro è nato in modo diverso. Rouge, per esempio, ha avuto origine da un primo racconto, “Lo studente”, nato per dar vita a una fantasia condivisa con un’amica. Gli altri sono arrivati in seguito, uno dopo l’altro, ma è stato solo dopo aver scritto l’ultimo, “Il giusto prezzo”, che ho compreso di aver dato vita a un romanzo.

  • Tu bloccato/a davanti a un foglio bianco: come reagisce il tuo scrittore?

Io ho una mia teoria personale sul blocco, non lo vedo come un mostro che ti impedisce di scrivere. Per me è più un amico, di quelli saggi e un po’ pedanti. Quelli che non li sopporti, ma alla fine hanno ragione loro.

Per me il blocco è una parte di te che si ribella di scrivere qualcosa a cui la vuoi obbligare. Quando cerchi di forzare la mano alla tua storia, quando hai deciso che vuoi farla andare da A a B, il blocco ti avvisa che non si muoverà finché non avrai dato almeno un’occhiata a un’altra strada.

Tutte le volte che ho avuto un blocco, quando poi l’ho superato mi sono ritrovata tra le mani una storia migliore.

  • Quanto tempo riesci a dedicare alla scrittura?

Dipende molto, il mio lavoro è impegnativo, con orari lunghi e qualche momento di vuoto. Quello che cerco di fare è non abbandonare mai la mia storia. Fosse anche una riga al giorno, apro il file e ci metto le mani. In attesa di tempi migliori, evito che la storia entri in coma.

  • Che tipo di autore sei? Descriviti con tre parole.

Pulsionale. Istintiva. Ironica.

  • Quali difficoltà s’incontrano a pubblicare il tuo genere letterario?

Direi soprattutto la bigotteria e la chiusura mentale.

  • Quali sono i punti forti del tuo stile narrativo?

Credo di avere un talento per la metafora, per l’immagine creata con le parole. E ho un senso particolare per l’inaspettato, il colpo di scena.

  • I più deboli?

Sono una stronzetta vanitosa e un po’ narcisa. A volte mi piaccio un po’ troppo, e invece per scrivere devi odiarti anche un po’.

  • Scegli uno dei libri che hai pubblicato e dicci tre motivi per leggerlo.

Scelgo “Rouge” per assenza di concorrenza, ma anche perché credo sia un bell’esempio di letteratura erotica senza menzogne né compromessi.

Vi dò tre motivi per non leggerlo.

Il primo. Rouge non c’entra niente con le 50 sfumature. Non ci sono principi azzurri traumatizzati in attesa di una Cenerentola remissiva. Rouge non aspetta un ricco eroe che la salvi. È l’eroina di se stessa, e diventa ricca per conto proprio. Il sesso in Rouge non è il veicolo dell’amore, ha un’anima propria, a volte leggera e a volte oscura, ma sempre vitale e non asservita ad altro.

Il secondo. In Rouge non ci sono “turgide spade di carne che affondano nei cespugli fioriti accarezzati da rugiada di desiderio”. Il linguaggio è diretto, esplicito, chiama le cose col proprio nome.

Rouge è un romanzo erotico che non ha paura di diventare pornografico, se il  momento e la storia lo richiedono.

E questo ci porta al terzo motivo. Rouge richiede al lettore un atto di coraggio e in un certo senso di determinazione. Se decidi di leggere Rouge incontrerai erotismo, sesso, anche pornografia, ma la storia ti supplicherà di andare oltre.

Alcuni lettori potrebbero fermarsi prima, scandalizzati, forse oltraggiati. Altri potrebbero accomodarsi nelle torbide alcove che Rouge permetterà loro di visitare.

Per gli altri, per coloro che sceglieranno di attraversarla, ci sarà una domanda, ad attenderli.

Perché tradiamo? Non è una domanda per tutti, e le risposte sono tutte in grado di farci sanguinare.

Grazie

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Un pensiero su “Intervista a Isabel Del Greco

  1. Pingback: Segnalazione prossima uscita “White Lies” di Isabel Del Greco | Libri

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