“Stupide scommesse” di Delia Deliu. Recensione.

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“L’indifferenza tua, Stefano, mi mutilava. Avevo il bisogno di sentirmi desiderata e non la donna invisibile.”

Maria ha trent’anni, la incontriamo al bar “Angolo dolce”, in quella terra di mezzo tra illusioni e disincanto, dove viene lasciata dall’uomo che ama a causa di un istinto femminile esuberante, che non ha paura di manifestarsi, che non teme di esplorarsi e di darsi un nome proprio.

“Perché doveva darle un nome? Semplice: è uno dei più belli e magnifici doni di Dio. La poteva chiamare in tanti modi: per esempio Illuminazione, per via della luce sfolgorante nello sguardo di chi la vede; Veste, perché copre la vergogna di una donna; Sigillo, visto che è quella che custodisce la castità di una femmina; Donazione, a volte è regalata anche a colui che non la merita. Insomma, un’infinità di parole possono definire questa meraviglia carnale, però lei preferisce darle il nome Ada: corto, palindromo, grazioso..”

Il nome Ada, deriva da Athal e vuol dire discendenza; un nome importante se scelto da una donna per il proprio femminile. Già dalle prime pagine capiamo che “Stupide scommesse” non ci lascerà indifferenti.

Davide è un giovane ragazzo sicuro di sé che sogna di diventare un cantante, anche lui si trova al bar “Angolo dolce” con amici e, per scommessa, riesce a trascorrere una notte di sesso folgorante con Maria, seppur in seguito la donna sparisce dalla sua vita, lasciandolo in un’assenza da lui mai dimenticata.

Lo ritroviamo nelle pagine successive ormai adulto, avvocato in carriera, non cantante, seduttore, vizioso, ancora amico di Fabio e, nel giorno del suo compleanno, ricompare l’oggetto della stupida scommessa giovanile: una chitarra: la musica di un sogno adolescente. Si aprono pagine dalla trama ben intrecciata, unite da un filo sottile che, apparentemente può sfuggire, poiché tali sono i lacci della seduzione, ci legano e ci trascinano ciechi fino al luogo dove siamo poi obbligati a spalancare gli occhi.
Ecco, quindi, apparire l’Innominata, colei che non ha nome, la sconosciuta, colei che non lancia sguardi ma lacci:

“Beh, ha una maschera che le impedisce di lanciare sguardi al pubblico, però niente fa capire che la sua danza è dedicata a qualcuno, l’Innominata balla per se stessa.”

Ecco apparire poi Daria:

“In serata la donna, puntuale come la morte, arriva in perfetto orario.”

Una giovane psicologa dark, ammaliante, seducente, carnale, entrata casualmente nella vita di Davide, nuovamente attraverso la chitarra. S’innesca tra i due un rapporto erotico intenso tormentato, viscerale, potente come un gioco di riflessi che obbligherà entrambi a uscire dalle zone d’ombra personali, non senza dolore, non senza lacerazioni.

Il doppio finale di “Stupide scommesse”, il doppio colpo di scena può ferire, urtare, far male e farci ribellare.
Possiamo però leggere questo libro come la trama del romanzo che ci portiamo dentro, tra i personaggi oscuri e innominati che scrivono la nostra storia al buio, fintanto non osiamo guardarli in faccia, spaventarci, inorridirci di noi stessi e nominarli. Solo da lì, con gli occhi sbarrati, possiamo riscrivere un nuovo inizio, ritornare in “quell’angolo dolce” finalmente disincantati, sciolti dall’incantesimo di una stupida scommessa e ritrovare l’innocente promessa necessaria a divenire uomini migliori.

Solo lì avremo la possibilità di fermare il circolo vizioso di una ruota che gira, di un calendario che ritorna pintuale…solo lì potremo seminare la speranza di un nuovo raccolto e, iniziare così, un altro ciclo.

Scopriamo dalla biografia che l’autrice è in Italia dal 2004 e, oltre a “Stupide scommesse” ha pubblicato un altro libro d’esordio. Scrive, quindi, in una lingua che non le è madre, in terra straniera. La semplicità del suo stile, l’uso dei corsivetti, le tacite riflessioni che suggerisce tra una parola e l’altra, la costruzione particolare di alcuni periodi diventano, quindi, peculiarità narrative.

Sarebbe bello, ma questo è un mio capriccio di lettrice, sentirlo leggere da una bella voce di donna con accento straniero, come un racconto orale scritto oltre i confini geografici.

N.B. i testi tra virgolette sono tratti da “Stupide scommesse” di Delia Deliu, pubblicato da Eroscultura nel 2017, adatto a un pubblico adulto.

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