Intervista a Carragh Sheridan

cop_se_potessi_stringerti_parigiPer la rubrica “Le interviste di LeggiAmaSogna Blog” abbiamo il piacere di avere con noi Carragh Sheridan, nome d’arte di una scrittrice italiana, articolista e ghost writer, che nel 2016 ha deciso di dedicarsi prevalentemente alla sua attività di scrittrice dopo aver trovato la sua dimensione e il suo divertimento nello scrivere romance. La sua bibliografia è considerevole e annovera i seguenti titoli: “Fin de Siècle. Amore proibito” (libro primo), “La Materia di cui è fatta la Vita“, “Ritorno ad Abbey Court“, “Baci e bugie sotto il vischio“, “La Rosa di Natale“, “Il Profumo dei Limoni Rossi“, “Il Giardino dei Topazi“, “Rugiada e miele“, “Quando piangono le Fate“, “Pillole d’Amore. Love letters from books“, “The Fairies are weeping” (English edition) e “Vorrei stringerti a Parigi“, ultima opera pubblicata, in vendita dal 21 Marzo 2018.

Tutte le opere di Carrah Sheridan sono disponibili negli store online e gratis con l’abbonamento KindleUnlimited

  • Se tu fossi un colore, quale saresti? Perché? Con quali sfumature?

Arancio, perché è la fusione del rosso, colore della passione e del giallo, colore della solarità, se poi devo scegliere una sfumatura tenderei al color albicocca.

  • Quale gusto di gelato preferisci?

Stracciatella e bacio.

  • Cosa ti fa arrabbiare?

Le ingiustizie e la violazione delle persone in tutti i sensi, credo che l’arrogarsi il diritto di togliere dignità a un altro essere umano sia uno dei peccati peggiori di cui ci si possa macchiare.

  • Cosa, invece, ti disarma?

Guardare i visi dei neonati mentre dormono.

  • Che musica ascolti?

Sono piuttosto eclettica in fatto di musica, ascolto un po’ di tutto, dal jazz alla musica soft romantica, al pop e al rap, non ho un genere preferito e sinceramente vado a periodi, ascolto Toots Thielemans come Astor Piazzolla, la PFM e i Baustelle, ma amo anche i cantautori italiani come Roberto Vecchioni o Fabrizio De Andrè, sinceramente, però, elencare tutto quello che mi piace è davvero impossibile.

  • Sei più terra, fuoco, aria o acqua?

Un mix tra fuoco e terra, componente maggiore fuoco però.

  • Quale libro porti nel cuore?

Ce ne sarebbero moltissimi ma se devo scegliere opterei per due che amo particolarmente: Cime Tempestose di Emily Brontë e Quel che resta del giorno di Ishiguro.

  • La stagione che ti piace di più?

Autunno.

  • Il tuo motto è….

Ci vuole un minuto per notare una persona speciale, un’ora per apprezzarla, un giorno per volerle bene, tutta una vita per dimenticarla.

  • Qual è la prima domanda che fai a una persona per conoscerla meglio?

Premetto che sono una persona molto riservata, non amo che si invada la mia sfera privata e per logica io faccio lo stesso con gli altri, pertanto difficilmente cerco di conoscere meglio una persona se non è la persona stessa a volersi far conoscere. In genere funziona che sono gli altri ad aprirsi con me se e quando si sentono di farlo, altrimenti rispetto i confini del loro spazio prossemico (sia fisicamente che metaforicamente parlando)

  • Ecco, ci dai la tua risposta?

Credo che già dalle risposte che vi darò in questa intervista potrete conoscermi (almeno un pochino)

  • Che rapporto hai con te stessa?

Molto buono, alla mia età si è sufficientemente maturi per conoscersi profondamente, pregi e difetti. Si fa pace con i propri errori, si diventa tolleranti con i propri difetti e ci si rende conto che i pregi non sono poi così eccezionali da doversene lodare.

  • Ti piace l’arte? Se sì, qual è la tua opera preferita?

Arte per me è una parola che racchiude molti significati, diciamo che le varie forme d’arte per me hanno un ordine di importanza, prima la letteratura, come penso sia ovvio, poi viene il cinema, la fotografia e la pittura (anche se su questa, sinceramente, non sono ferratissima, per me un quadro è bello se mi suscita emozioni, non saprei dare un giudizio tecnico) poi vengono anche le altre forme d’arte che sono tantissime, in un certo qual modo anche la cucina è una forma d’arte per me. Probabilmente penso che qualsiasi attività che viene condivisa e trasmette emozioni e il cuore che ci ha messo colui che l’ha creata per me possa definirsi arte.

  • Il personaggio delle fiabe cui ti piacerebbe assomigliare?

Belle protagonista di Bella e la Bestia.

Per conoscerti come autore:

  • Com’è nata la tua passione per la scrittura?

Premettiamo che io nasco in una famiglia di lettori forti, mio padre in particolare aveva e ha tutt’oggi una biblioteca fornitissima per cui avevo accesso ai libri fin da prima di imparare a leggere però la passione dello scrivere mi è nata dal cinema, sinceramente. Ero e sono anche oggi un’appassionata di cinema, quando ero una bambina mio padre portava me e mio fratello al cinema a vedere prevalentemente film di fantascienza (erano la sua passione). Quando ho visto Guerre stellari (quello della fine degli anni Settanta, con Harrison Ford, che nonostante tutto per me resta sempre il primo capitolo della saga anche se non è così) sono tornata a casa e ho dichiarato che io volevo realizzare una storia come quella, mio padre mi ha fatto notare che per realizzare un film ci voleva troppo denaro e io ho deciso di scrivere (più economico e più gestibile per una bambina di neanche dodici anni), da lì ci ho provato gusto e ho dichiarato ufficialmente: «Da grande farò la scrittrice» e così è stato. Ho continuato a scrivere prevalentemente racconti, ho spaziato toccando vari generi, poi mi sono ritrovata a lavorare in una redazione e un giorno mi hanno chiesto di scrivere su commissione un libro perché serviva un certo prodotto per aprire una collana, ci ho provato e non ho più smesso. Adesso lavoro come ghost writer per vivere e mi ritaglio il tempo per studiare, creare e costruire le storie che piacciono a me e che pubblico con il mio nome d’arte.

  • Quali libri hai pubblicato?

Qualche racconto (Il Giardino dei Topazi, Il profumo dei Limoni Rossi, Rugiada e miele e Quando piangono le fate che è stato anche tradotto in inglese e pubblicato con il titolo The Fairies are weeping) e un volumetto dove raccolgo gli estratti più passionali tratti dai miei romanzi Pillole d’amore, Love letters from books, i contemporary romance Vorrei stringerti a Parigi e Ritorno ad Abbey Court (uscito lo scorso anno), un paio di romance a tema natalizio, La Rosa di Natale e il suo seguito Baci e bugie sotto il vischio e poi ci sono gli historical romance La Materia di cui è fatta la Vita (che è un romanzo breve) e il primo volume della saga Fin de Siécle. Amore proibito.

  • Quanti giacciono inediti nel cassetto?

Tantissimi, qualcuno già in fase di lavorazione, qualcuno solo abbozzato in attesa di essere sviluppato come si deve.

  • Editoria o self? Perché?

Self decisamente, perché sono convinta che il futuro della letteratura sia nel self publishing, oltre a lasciare la massima libertà di azione a noi autori obbligandoci a diventare professionisti, perché ci dobbiamo scontrare anche con i problemi tecnici e pratici che solitamente sgrava l’editore (vedi promozione, distribuzione, pubblicità, marketing, ecc. senza dimenticare l’editing e le scelte grafiche di copertina). Inoltre essendo gli unici imprenditori di noi stessi, se ci vogliamo definire così, non abbiamo più l’alibi di scaricare le colpe su editori o agenzie letterarie quando il nostro libro non funziona o non vende. Diciamo che è una buona cartina tornasole per prendere coscienza del proprio valore come scrittore.

  • Ti dedichi solo a un genere oppure spazi in più ambiti?

Per lavoro (come ghost writer) tocco differenti generi in base alle richieste, per i miei libri tendo a preferire il romance, anche se i miei romanzi non trattano solo le storie d’amore dei personaggi ma soprattutto negli storici oltre a cercare di sviscerare i rapporti umani dei personaggi che interagiscono tra loro mi piace l’idea di creare uno sfondo quanto più credibile possibile con l’affresco storico del periodo che scelgo.

  • Quale, in ogni caso, coinvolge maggiormente la tua creatività? Perché?

Il genere sentimentale, prevalentemente sentimentale storico, per i due motivi spiegati prima, mi piace analizzare e approfondire la psicologia e le tematiche che compongono il complesso animo umano e l’ambientazione storica mi permette e mi dà la scusante per studiare la storia scegliendo periodi che mi intrigano e cercando tutte quelle sfumature che a scuola non ti insegnano: i costumi, le abitudini, gli usi, ecc.

  • Quale personaggio dei tuoi libri ti somiglia di più?

Che mi somigli veramente non c’è nessuno, tutti hanno un po’ di me e tutti si discostano da me, ma se devo scegliere quello con cui mi sento più affine sceglierei il visconte James Abbott della saga Fin de Siècle.

  • La soddisfazione più grande come autore raggiunta fino a questo punto?

Quando i lettori mi scrivono per dirmi che si sono emozionati leggendo e vivendo con i miei personaggi, credo che sia la soddisfazione maggiore, ma non posso mentire dicendo che non ho piacere quando uno dei miei libri riceve anche feed back positivi o desta l’interesse di blog letterari.

  • La frustrazione, invece?

Quando mi chiedono di dover mettere un’etichetta che identifichi i libri (non solo i miei sinceramente) per me un libro è un libro, come non può essere giudicato valido o meno dalla sua lunghezza, non può essere giudicato da un’etichetta. In ogni libro, in ogni romanzo, ma anche in ogni racconto, quando si parla di fiction è impossibile che all’interno della trama venga trattato un solo argomento. Per far stare in piedi la struttura narrativa è necessario che ci siano altri elementi, come nella vita reale. Noi non siamo solo avvocati o panettieri, siamo anche padri e madri, fratelli e sorelle, appassionati di nuoto o di pallavolo, ci dilettiamo di ricamo o di origami, frequentiamo persone differenti da noi e tra loro, pratichiamo una religione piuttosto che un’altra, la vita di un essere umano è complessa, siamo dei puzzle composti da tantissimi tasselli, e tutti sono indispensabili perché la figura sia completa. Per lo stesso motivo i personaggi dei libri devono essere la stessa cosa, altrimenti apparirebbero piatti. Il fascino di un libro sta nell’essere verosimile e non nel riprodurre sterilmente la realtà, ma questa verosimiglianza viene conferita proprio dal far palpitare i personaggi come fossero reali. Tutte quelle persone che tendono a etichettare un libro non si rendono conto che potrebbero perdersi la conoscenza di un intero mondo solo perché il libro non ha l’etichetta giusta. Faccio un esempio: chi non ama i romance tende a non prendere nemmeno in considerazione un libro che viene identificato come tale, ma quella stessa persona si è mai chiesta non leggendo quel libro che altro si perde oltre a una love story? magari qualcosa di interessante. In fondo mettere etichette (e non solo sui libri) secondo me è un po’ come avere la necessità di imbrigliare la creatività e l’arte ma così spesso queste rischiano di soffocare e chi potrebbe gioirne e goderle se ne priva perché condizionato da una semplice parola.

  • Il desiderio che esprimi come scrittore quando vedi una stella cadente?

Che da uno dei miei libri un giorno se ne possa realizzare un film (l’ho già detto vero che sono appassionata di cinema?).

  • Quali progetti futuri stai covando?

In estate uscirà il secondo capitolo della saga di romance ambientati nella victorian age Fin de Siècle, Passione proibita, che riprende le storie degli amori contrastati che gravitano intorno all’atelier in Regent Street, in questo ci sarà il ritorno di James Abbott e l’incontro con Theresa, il suo amore mai dimenticato. Prima della fine dell’anno uscirà un altro volume che fa parte della saga dal titolo Dove prendono casa gli angeli, che è coevo di Amore proibito (primo volume uscito lo scorso anno) ed è il seguito di Rugiada e miele, racconto uscito nel 2016. Questi sono i due volumi che il pubblico sicuramente potrà leggere prima della fine di quest’anno poi io consiglio di seguire il mio sito per tenersi aggiornati perché potrebbero esserci altre novità in arrivo, tante cose che stanno bollendo in pentola, se così possiamo dire.

  • Scrivere è…

Un altro modo di vivere, amare, respirare, divertirsi, sognare, imparare a conoscersi, emozionarsi, evadere, giocare… devo continuare?

  • Dove scrivi di solito? In quale ora del giorno?

Per la maggior parte del tempo alla scrivania del mio studio davanti al computer fisso, ma non disdegno di lavorare rilassata sul letto con il portatile. Gli orari variano in base agli altri impegni, in genere sono molto produttiva la mattina e la sera, ma cerco di tirare fuori del tempo tutti i giorni incastrandolo con tutto il resto.

  • Segui uno schema nel tuo processo creativo oppure lasci che si dispieghi da sé? 

Per i contemporanei sviluppo un’idea e compongo una specie di puzzle fatto di scene che poi vado a raccordare man mano che il narrato di dipana, per gli historical, essendo più complessi e generalmente giostrati su tanti personaggi che interagiscono tra loro e con la trama, tendo a scrivere uno schema prima di partire, è uno schema comunque elastico perché variabile di modifiche durante la stesura nell’eventualità che qualche personaggio o azione durante la scrittura decidesse di far virare gli eventi spostando gli equilibri.

  • Tu bloccata davanti a un foglio bianco: come reagisce il tuo io scrittore?

Se intendi il classico blocco dello scrittore cioè il momento in cui non riesci a far partire un romanzo ti confesso che è difficilissimo che mi capiti perché parto con un romanzo solo dopo averci lavorato nella mia testa per un po’ di tempo per cui con già le idee abbastanza chiare. A volte però capita un blocco durante la stesura di un testo, magari un punto in cui sai cosa accadrà dopo ma ti manca la scena per raccordare i due pezzi, come se ti mancasse il percorso per raggiungere un punto preciso del narrato. In questo caso solitamente fermo la scrittura, chiudo il file di ciò che sto scrivendo e mi dedico a un altro progetto, in genere dopo un lasso di tempo ragionevole posso tornarci e sono sbloccata, il famoso raccordo si è materializzato nel mio cervello.

  • Quanto tempo riesci a dedicare alla scrittura?

Alcune ore della giornata sono per ovvie ragioni dedicate al lavoro principale, cioè quello di ghost writer, è sempre scrivere ma sono romanzi commissionati e devo rispettare le scadenze, per quanto riguarda i miei romanzi in genere una volta che è partita la storia riesco a procedere discretamente veloce, comunque cerco di ritagliarmi qualche scampolo di tempo tutti i giorni per dare continuità, tolto il lavoro, gli impegni vari, la famiglia e i figli, poi, se mi avanza tempo, mi dedico anche a me (ma questo in genere non riesco a farlo tutti i giorni come si può immaginare)

  • Che tipo di autore sei? Descriviti con tre parole.

Costante, appassionata e curiosa.

  • Quali sono i punti forti del tuo stile narrativo? 

Io penso che a questa domanda debbano essere i lettori a rispondere e non io, non credo che potrei essere obiettiva e in fondo i veri giudici sono coloro che mi leggono per cui mi scelgono, o meglio scelgono i miei romanzi e i miei personaggi.

  • I punti deboli? 

Idem come per la domanda precedente.

  • Scegli uno dei libri che hai pubblicato e spiegaci tre motivi per leggerlo.

Per chi ama il genere storico sceglierei Amore proibito il primo volume della saga di Fin de Siècle e i motivi sono per l’ambientazione vittoriana che ha sempre un che di affascinante e romantico, per l’intreccio dei rapporti tra i personaggi (che sono molti) e per il crescendo di sensualità che va di pari passo con gli innamoramenti delle coppie protagoniste. Per gli amanti dei contemporanei, invece, sceglierei Ritorno ad Abbey Court, perché parla della maturazione interiore di una donna che rifiuta l’omologazione con la falsità di un ambiente in cui non si riconosce (di cui fa parte anche la sua famiglia), perché nonostante gli anni e la distanza i due amanti riescono comunque a ritrovarsi e perché il lieto fine non è solo per i due protagonisti ma rappresenta una forma di giustizia punendo chi ha fatto del male.

  • Usi un nome d’arte? Se sì, perché?

Sì, utilizzo un nome d’arte, prevalentemente perché sono convinta che i lettori debbano apprezzare quello che scrivo e non chi sono io come persona (non ha molta importanza che mi chiami Carragh, Maria o Laura), scindo decisamente la mia vita privata da quella di scrittrice, inoltre sono una persona molto riservata, come ho già detto, e non sono interessata a essere riconosciuta per strada o sentirmi elogiare solo perché faccio un lavoro che nell’immaginario collettivo porta a pensare che gli scrittori siano persone speciali, e comunque ho una vita molto banale e noiosa (lavoro, casa, famiglia, figli, problemi di bollette da pagare ecc. la vita che avrei anche se facessi l’impiegata insomma), niente a che vedere con i personaggi che popolano i miei romanzi che hanno vite decisamente più interessanti ed eccitanti della mia.

Grazie e in bocca a lupo per il tuo libro.

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