Scrivo perché sono anarchica, anarchica d’amore.

Di Cassiopea75

Scrivere richiede coraggio, non solo talento.

Scrivere obbliga a scavare nel fondamento, in ciò che c’è al principio, nell’arché, in ciò che ci governa se rimane sconosciuto, in ciò che ci possiede se non ci affermiamo come individui e, allora, io scrivo.

Scrivo perchè sono anarchica, anarchica d’amore.

Scrivo quando la metafora si squarcia, dalle vette dello straordinario agli abissi del mio inferno, scrivo quando gli opposti colludono dentro di me, quando s’incontrano il noto e l’incommensurabile, quando esplodono supernove e sovvertono il governo per ristabilire un ordine altro, il mio cosmo.

Scrivo perché sono anarchica, anarchica d’amore.

Scrivo quando la prostituta sacra dedita all’altare abbraccia la puttana che si vende per strada, quando il bisogno di protezione dà una pacca sulla spalla al magnaccia, scrivo quando sono al principio delle mie trame, nel mio arché rinnegato, tiranno della mia libertà.

Scrivo perché sono anarchica, anarchica d’amore.

Scrivo quando la mia regina dal canto raffinato si prende cura della mia miserabile lebbrosa, quando la sua pelle bianca ne lenisce le ferire, scrivo quando l’amore sovverte il governo per ristabilire un ordine altro, il mio cosmo.

Scrivo quando il conflitto di potere dentro di me soggiace alla mia potenza, quando da succube divento incubo, quando l’altro mi attraversa per lasciarmi metafora squarciata di me stessa.

Scrivo quando un apolide non è più invisibile ed esige cittadinanza nelle mie perferie, quando un clandestino che mi abita di nascosto osa guardarmi in faccia e dirmi ” io esisto, prima di tutto in te”, scrivo quando sono all’ombra della paura per pubblicarmi nel mio coraggio, quando sono in gabbia per tagliare le mie sbarre.

Scrivo perché sono anarchica, anarchica d’amore.

Scrivo quando ritrovo lo spirito guida del mio animale ferito, quando la pietra sporca di sangue diventa altare, quando il sacrificio del dissacrante rende sacra la mia libertà di parola. Scrivo quando sono abbastanza troia per tornare vergine arcaica inviolabile, amazzone di me stessa. Scrivo quando il canto di guerra della mia indiana è un segnale di pace con me stessa, quando torno nel selvaggio che non conosce dominio alcuno, nemmeno il mio.

Scrivo l’eleganza di mettere le mani nella merda per coltivare fiori, scrivo la delicatezza che nasce dal mio squarcio infettato, la dolcezza e la grazia che emergono dal volto atroce incenerito. Scrivo la bellezza della putredine, quando diventa humus per una nuova primavera.

Scrivo la purezza della contaminazione, necessario rito di passaggio per incontrare il mondo.

Scrivo per chi ha voglia di leggermi questa sera, voce puttana non in vendita, senza protezione perché si appartiene. Voce di donna qualsiasi, senza nome, di tutti. Voce libera, senza prezzo, gratuita, che si dà senza posa, senza prostituirsi.Voce umana.

Scrivo perché sono anarchica, anarchica d’amore.

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