White lies di Isabel Del Greco. Recensione

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“Le chiamano White Lies, bugie bianche, perché sono piccole, innocenti deviazioni dalla realtà, create al solo scopo di non ferire le persone che ami, e in teoria non dovrebbero lasciare il segno. Ora vi svelerò un segreto: le bugie bianche non esistono, la menzogna non è mai innocente.”

Se consideriamo la bugia in antagonismo alla verità, allora rimaniamo chiusi nelle polarità scisse di un valore, intrappolati nella dicotomia bene e male, nell’alternanza bianco e nero, nella separazione tra buono e cattivo, giusto o sbagliato. Rimaniamo all’occorrenza o bugiardi o sinceri, sentendosi in colpa, pentendoci o redimendoci.

Tutta una questione di morale che ci portiamo addosso, di ombre che sfuggono e d’immagine candida che vogliamo dare di noi stessi.

Tutta una questione di menzogna che ci cuciamo addosso, giorno per giorno, senza neanche accorgercene, credendoci onesti, buoni e giusti.

La ricerca del vero è tutta un’altra questione e Annalisa, la protagonista di White lies, lo sa. La ricerca del vero è dubbio che s’incarna, è doppio che emerge nelle viscere, è tensione sotterranea che ci trascina in insospettabili cunicoli posti appena sotto la coscienza e diventa sangue, pelle, pulsione, conflitto tra ciò che pensiamo di essere e ciò che siamo, pur rinnegandolo.

La ricerca del vero è lacerazione che tiene insieme un polo all’altro, è crepa in noi stessi.

Annalisa può anche essere bugiarda con gli altri ma è sincera con sé e questo le basta per immergersi oltre la superficie dorata della propria giovane vita agiata e lussuosa, fatta di aspettative altrui cui ben si è adattata. Sarà l’incontro con Rouge a incantarla, come il canto di una sirena e, le sirene si sa, portano in fondo al mare.

“Avevo conosciuto un universo parallelo che esisteva e pulsava fianco a fianco con la cristallina mediocrità del mondo in cui ero sempre vissuta. Era denso e scuro come il mare che si gonfia di notte, animato da correnti profonde, infestato di antichi predatori che giocavano giochi di cui loro soltanto conoscevano le regole. Un mare che ti poteva inghiottire e farti scomparire per sempre, oppure restituirti alla riva, tramortita e con la pelle tagliata, eppure viva. Io ero andata a fondo, trascinata dalle mille bugie che avevo intessuto, e ne ero riemersa con un’unica verità. Ora sapevo chi ero e che che cosa volevo.”

In questo mare le onde trascinano, chi è sceso lo sa, gli archetipi che ci popolano di nascosto iniziano a impossessarsi della nostra carne, attirando come una calamita gli archetipi che governano la carne altrui. È una questione di campo magnetico, di attrazione e repulsione intorno a cui ruotiamo come satelliti, senza neanche saperlo.

Ma Annalisa, invece, lo sa, perché è sincera con se stessa, dice bugie bianche per far cadere la propria menzogna. Sceglie, così, di seguire le pulsioni sessuali scatenate da un perverso gioco di potere e di possesso con uomo unito a lei da un doppio legame affettivo.

Decide di attraversare il volto oscuro di se stessa, di rimanere nel proibito che la fa godere insaziabilmente, pur tuttavia senza mai rinunciare a sentirsi interamente, nel dialogo interiore col vero, nel contrasto tra bugie e verità.

“Ci guardammo per un istante negli occhi, senza parlare. Se avessi voluto dirgli di lasciarmi in pace, di eliminare il suo ego ingombrante dall’equazione della mia vita, avrei potuto farlo in quel momento. Non lo feci.”

Ci stupisce Annalisa poiché, intanto, scopre col fidanzato Andrea la gioia dell’esperienza erotica che desidera e la libertà dell’amore carnale di cui è in ricerca, seppur il rapporto tra i due ragazzi pare essere a un crocevia.

Ogni tappa evolutiva richiede di compiere un pezzo di strada in solitudine e, inaspettatamente, anche Andrea è chiamato a farlo per diventare uomo. Le bugie bianche di Annalisa convocano la coppia all’appuntamento con l’amore, proprio quando entrambi temono di perderlo.

Germoglia un sentimento che non può essere posseduto come nuda proprietà e neppure usato come garanzia per il futuro, sgorga una forza vitale che tascende ogni dualità personale per farsi duale nell’incontro con l’altro, indipendentemente da ciò che accadrà.

“È così che mi sono accorto di amarti, perché le tue bugie hanno smesso di farmi stare bene e hanno iniziato a farmi stare male.”

È Natale a Milano, ogni nascita del Nuovo scatena forze oppositive e contrarie, prima di tutto dentro noi stessi, ma se siamo capaci di farcene un qualcosa di tutta quell’ombra che ci portiamo alle spalle, allora le nostre Whiete Lies saranno come le bugie di una volta. Portalumi con un occhiello per manico su cui posare una luce naturale, una piccola fiaccola con cui rischiarare la nostra notte, eppure luminosa come uno sciame di stelle che indica la direzione da seguire.

“A poco a poco, avevo scoperto che il cuore della mia tesi non era la coscienza, ma la menzogna, perché è mentendo che ci appropriamo di noi stessi. Gli eroi dell’antica Grecia non mentivano perché non esisteva alcuno scarto tra ciò che erano e chi desideravano essere. Al contrario, ogni mia bugia non aveva fatto altro che scavare solchi nella mia anima, liberandola a poco a poco dalle sue maschere fino a rivelare una me stessa più autentica.”

È ancora giovane Annalisa, ci saranno nuove trappole e nuovi giochi di potere in cui cadere eppure, chi lo vede lo sa, si torna sempre ciechi prima di scorgere un nuovo orizzonte, s’inciampa di nuovo perché gli dei che ci abitano di nascosto ci chiedono di diventare come loro: divini attraverso ferite tanto umane.

La ricerca del vero è un coraggio che dura tutta una vita, è ciò che ci muove nell’amore, in questo sentimento che ci appartiene intimamente, ancor prima di diventare relazione con l’altro.

I testi tra virgolette sono tratti da “White lies” di Isabel Greco, edito da Eroscultura.

Cassiopea

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