In vetrina: Con Te Ho Trovato la Luce di Erika Anatolio

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Senza un’identità e senza ricordi a causa di un incidente misterioso, Melanie Merez non sa più chi sia. Trasferita a Edimburgo, si sente spaesata e persa. Nella nuova scuola nessuno vuole esserle amico e un ragazzo dagli occhi grigi di un cielo in tempesta non esiterà a farglielo notare. Bellissimo e tenebroso, Melanie non può proprio fare a meno di innamorarsene. Ma non è solo il suo passato a essere avvolto dal mistero, perché anche i suoi compagni di scuola nascondono qualche segreto: una ragazza svanita nel nulla e un tesoro nascosto nel cuore del parco nazionale di Trossachs. Melanie farà di tutto per svelare questi misteri e non mancheranno altri ad aggiungersi, come di qualcuno che ogni notte, in sella a una moto, le lascia dei boccioli di rosa bianca. Ma chi è? E perché nessuno vuole parlare del suo passato? Chi era la ragazza scomparsa? Ha a che fare con il tesoro che non doveva conoscere?

L’autrice

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Erika Anatolio si definisce prima di tutto una fervida lettrice. Ha passato tutta l’adolescenza con un libro in mano, immergendosi in migliaia di storie, conoscendo amici che l’hanno accompagnata in un periodo difficile della sua vita e scoprendo migliaia di mondi diversi che le hanno permesso di accrescere l’immaginazione al punto tale di creare delle vere e proprie storie.
Secondo lei non c’è nulla che più ami di trovare un libro che la tenga incollata alle pagine fino alla fine, tanto da non voler fare più nient’altro.
Il romanzo “Con te ho trovato la luce” è il primo di una serie definita “La luce”.
Nata e cresciuta a Roma, è del 1991.

Estratto

Continuammo a remare finché non avvistammo un kayak solitario in mezzo al lago. Era fermo e
i due ragazzi se ne stavano immobili a godersi il panorama.
Ci avvicinammo e mi salì il cuore in gola. Erano Blake e Shane.
«Shane!» Entrambi si girarono verso di noi, i volti impassibili.
«Sono giorni che ti cerco. Dove cavolo eri finito?» Un sorrisetto canzonatorio gli comparve sul
viso e mi sarei voluta mordere la lingua.
«Già senti la mia mancanza?»
«Veramente credevo ti fossi nascosto per paura che ti prendessi a calci nel sedere.» Entrambi
risero.
«Te lʼho detto, Merez. Sogni troppo.» Nonostante mi stesse sfottendo, il viso si rilassò.
Mi girai verso Evan e gli parlai del piano che avevo in mente.
«So già che me ne pentirò.» Borbottò, ma una scintilla divertita apparve nei suoi occhi.
«Allora al mio tre.» Gli sussurrai, prima di tornare al mio posto. «Tre.» Insieme a Evan usai i
remi per schizzare i due ragazzi che urlarono dalla sorpresa e cominciarono a schizzarci a loro
volta. Sia io che Evan gridammo quando lʼacqua gelida ci investì, ma era da tempo che non mi
divertivo più così tanto.
In pochi istanti eravamo fradici, ma avevamo tutti e quattro le lacrime agli occhi per quanto
stessimo ridendo.
A un certo punto smettemmo e Shane remò verso di noi con uno sguardo diabolico e con un
cenno verso Evan che capì al volo, cercammo di remare, allontanandoci da loro.
Lʼinseguimento durò pochissimo, perché Shane agguantò il mio remo e lo tirò verso di sé. Io
tirai verso di me ed Evan per aiutarmi, inondò Shane con lʼacqua, mentre Blake ricambiava.
Sembravamo dei ragazzini.
Nessuno di noi si arrese finché i due kayak cominciarono a dondolare pericolosamente.
Nonostante Evan e Blake si fossero fermati da tempo e ci stessero dicendo di smetterla, testardi
come eravamo, ci fermammo quando i kayak si piegarono pericolosamente di lato e cademmo tutti
e quattro nel lago.
Riemersi quasi subito grazie al salvagente e lʼacqua mi gelò fin dentro le ossa. Dietro di me,
Shane e Blake riemersero, ma non vidi da nessuna parte Evan.
«Evan!» Shane e Blake si guardarono intorno, ma del ragazzo non cʼera più traccia. Lo
immaginai mentre andava a fondo, o peggio. Nello stomaco di qualche creatura.
Lo chiamai incessantemente e Shane vicino a me, disse che Nessi lo aveva mangiato.
«Se mangiasse te, giuro, gliene sarò grata a vita.» Nuotai dietro al kayak e singhiozzai quando
non lo trovai.
Tornai dai ragazzi e qualcosa mi afferrò la gamba, facendomi morire di paura. Cacciai lʼurlo più
spaventoso della mia vita e tre risate fragorose si alzarono dal lago. Evan era accanto a loro e
stavano ridendo come pazzi per lo scherzo idiota.
«Siete tre imbecilli.»
«Dai, era solo uno scherzo.» Sghignazzò Evan.
«Mi hai fatto morire di paura.»
«Mi dispiace. Non sono riuscito a trattenermi.»
«Così impari a schizzarci.» Se ne uscì Shane, aumentando la mia rabbia.
«Se esiste Nessi, spero ti mangi.»
«Mi spezzi il cuore.» Disse, fingendo di essere dispiaciuto.
«Credimi, quando arriveremo sulla terra ferma, ti spezzerò qualcosʼaltro.» Gli ringhiai.
«Lo sai che adoro quando tiri fuori le unghie.» Mi sfotté.
Estratto 2:
Mi voltai, paralizzandomi. Luce stava fuggendo da lì e appena vide tutte quelle persone,
impennò e riprese a correre in preda al panico.
Ci fu il caos, gente che urlava e correva ovunque, travolgendo qualsiasi cosa avessero sulla
strada e innervosendola ulteriormente. Era senza briglie e notai Julian correre verso una corda
arrotolata su un palo.
«Caroline!» Una voce familiare urlò quel nome e con sgomento, compresi si trattasse della
bambina davanti ai fiori. Luce era nella sua traiettoria.
I suoi genitori corsero, ma erano troppo lontani e la cavalla ormai era quasi in prossimità della
bambina. Mi guardai intorno ed erano tutti paralizzati dal terrore.
Perché nessuno faceva nulla, restando imbambolati? Continuai a guardarmi intorno e un
macigno nello stomaco cominciò a formarsi, quando un pensiero iniziò a prendere vita.
Non cʼera ormai più tempo da perdere e se non lo facevo io, quella povera bambina sarebbe ben
presto finita sotto le zampe di Luce.
Presi tutto il coraggio che avevo e ignorando il macigno nello stomaco e lʼistinto che urlava di
mettermi in salvo, corsi verso la bambina che guardava Luce con la paura negli occhi. I miei
genitori, Shane e Jack, urlarono di fermarmi, ma continuai a correre e quando lʼafferrai, la strinsi
contro il mio corpo e mi tuffai di lato, sbattendo il fianco e la spalla a terra. Dove cʼera Caroline,
cʼerano le zampe di Luce.
Un coro di applausi e fischi si alzarono. Julian lanciò il cappio, atterrando sul collo di Luce e la
fermò.
Respirai a fondo, ancora incapace di credere di averla salvata. Il cuore tamburellò nel petto e
sentii delle fitte dolorose al braccio e al fianco. Mi sedetti con Caroline, singhiozzante, tra le
braccia. Non feci caso alle persone che corsero verso di noi, né alle loro domande. Ero concentrata
solo sulla bambina.
«Quel cavallo.» Singhiozzò. «Perché voleva farmi del male?»
«Non voleva farti del male.» Le risposi, dolcemente. «Si è spaventata e stava scappando da
quella cosa che le ha fatto paura. Non aveva nessuna intenzione di farti del male.» Lei alzò i suoi
occhioni azzurri su di me, con le lacrime che le rigavano le guance. «Però essendo un animale
grande, la reazione ha fatto un poʼ paura.» Mi studiò e tirò su con il naso.
«Quindi non voleva farmi male?» Chiese, dubbiosa.
«Certo che no. Guarda.» Le indicai Luce, ormai tranquilla, a mangiare lʼerba. «Vedi, si è
calmata.» Non volevo si spaventasse dei cavalli e li vedesse come degli animali da cui stare alla
larga. Qualcuno aveva liberato Luce e lʼaveva spaventata, mandandola contro di noi.
«È vero, sta lì buona buona.»
«Grazie per averla salvata.» Mi dissero, riconoscenti, i genitori di Caroline con le lacrime agli
occhi.
«Mamma, papà, quel cavallo non voleva farmi male.» Li rassicurò. Il padre la prese in braccio e
la strinse forte a sé.
«Melanie, stai bene?» Fui circondata dalla mia famiglia e Jack mi aiutò ad alzarmi. Repressi una
smorfia di dolore. Avevo le braccia e la schiena ricoperti di sangue per tutti i graffi.
Fui circondata da una moltitudine di persone, che mi riempirono di complimenti. Arrivò anche
Kevin e andò a prendere il kit di pronto soccorso.
Rose invece era con Caroline.
«È tutto a posto.» Cercai di rassicurare almeno i miei genitori, ma non servì a nulla. Mamma e
papà erano spaventati a morte e Jack, come al solito, mi sgridò.
«Melanie, come ti è saltato in mente di fare una cosa così pericolosa?»
«Se non lʼavessi fatto io, adesso Caroline sarebbe morta.» Era assurdo. Lì in mezzo cʼera gente
che andava in palestra tutti i giorni, correvano chilometri, ridevano in faccia alla paura eppure, nel
momento del bisogno, erano rimasti tutti a guardare.
Pazzesco.
Invece di intervenire, nessuno aveva mosso un dito.

Estratto tratto dal romanzo “Con te ho trovato la luce” parte 1
Autore: Erika Anatolio
Genere: Young adult
Editore: Self publishing
Pagine: 613
Formato: Cartaceo/Kindle
Prezzo: 19,24/2,99
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