Sono la tua velleità, guardami.

Sono la tua velleità, guardami.

Sono lo specchio fumante della tua ambizione in fumo; sono la tua ombra, quando il potere t’acceca.

Sono strappatrice di volti,se mi mostri il roseo viso dell’inganno; spargitrice di sangue se corrompi il mio talento.

Sono lo scettro di teschio con cui traino il tuo tranello e poi, l’orrido in cui cadi, se manipoli la mia dolcezza.

Sono incubo ricorrente, se tenti di rendere morboso il mio candido sogno.

Sono la porta spalancata di Dite, se osi dissolvere la mia opera divina.

Per ogni collare che vuoi stringermi alla gola, ho tre teste di Cerbero, ricordalo.

Guardami, sono il delicato sorriso che vuoi rendere vanitoso, la perla selvatica che vuoi vendere levigata.

Guardami, perché ti vedo.

Sono artista densa e oscura che governa le tenebre, se dissacri il coro angelico del mio canto.

Sono fauci magmatiche quando la tua smania di gloria ha fame della mia grazia gentile.

Sono la tua stessa permanente permanenza, quando ti fai diga al mio flusso gioioso. Sono palude melmosa, putredine, fetore che denuncia l’ipocrisia dei tuoi fiori artificiali.

O corri alla velocità della mia luce o precipiti nel tuo inferno.

Io, del mio, ne sono Signora…da dove credi che sgorghi la mia purezza cristallina?

Sono la tua velleità, guardami.

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